La posizione di Associazione Aiscia e Comunità somala di Roma e Lazio sullo stupro nell’ex ambasciata somala di Roma
Di seguito il comunicato stampa con la posizione di Associazione Aiscia e Comunità somala di Roma e Lazio sullo stupro nell'ex ambasciata somala di Roma.
«Siamo in attesa di sapere, nella giornata di oggi, quando
avverrà un incontro tra la Comunità somala e le associazioni che la
appoggiano, il Sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il Prefetto
Pecoraro per stabilire un piano per mettere in atto lo svolgimento
delle procedure riguardanti i richiedenti asilo». Sono le parole di
Marian Mohamed Hassan, Presidente
dell'associazione AISCIA (Associazione
italo-somala comunità internazionale e africana ) e Presidente
della COMUNITÀ SOMALA DI ROMA E LAZIO.
A seguito dello stupro avvenuto nella notte di venerdì
nell'edificio abbandonato dell'ex ambasciata somala di via dei
Villini, a Roma, Aiscia ha ottenuto un incontro con il Delegato del
sindaco alle Politiche sulla sicurezza Giuseppe Ciardi.
«Quando sono stata avvertita dell'accaduto mi sono recata presso la
struttura e l'ho trovata blindata. Successivamente ho appreso che
71 delle 130 persone che alloggiavano nell'edificio da tre anni
erano ancora in stato di fermo presso la Questura centrale. Intanto
i ragazzi erano al freddo: le forze dell'ordine si erano opposte a
farli rientrare nella struttura dell'ambasciata. Alcuni hanno
tentato di rientrare con la forza e sono stati picchiati dalle
forze dell'ordine. Successivamente abbiamo ottenuto
l'autorizzazione a che questi ragazzi passassero la notte
all'interno della metro Barberini. Nel frattempo due di loro si
sono sentiti male e sono stati accompagnati al Policlinico Umberto
I».
Il Sindaco Alemanno «ha condannato questi ragazzi ed ha suggerito
di espellerli dal territorio di Roma».
Marian Mohamed Hassan, come rappresentante dell'associazione Aiscia
(Associazione italo-somala comunità internazionale e africana ) e
della Comunità somala di Roma e Lazio sottolinea che «questi
ragazzi sono rifugiati politici. Sono stati tolti da una struttura:
il compito del Sindaco è quello di provvedere ad una struttura
alternativa, anche se temporanea, e questo non è stato
fatto».
L'associazione e la Comunità denunciano questa situazione dal 2007,
«ma nessuno ha preso in considerazione questa problematica.
Trattandosi di rifugiati politici era dovere assoluto delle
istituzioni italiane prendersene cura».
Aiscia concorda con le istituzioni italiane sulla necessità di
perseguire chi commette reati, «ma non si può condannare
all'unanimità tutta la comunità somala per colpa di qualche
delinquente perché la delinquenza può regnare in ogni stato. Non è
possibile etichettare etnicamente le persone che non commettono
reati. Ora restiamo in attesa che diventino realtà le promesse
fatte da Ciardi di attivare il Piano freddo fino al 31 marzo per
ospitare questi 130 ragazzi in strutture di prima accoglienza».
Per informazioni
Associazione AISCIA
info@aiscia.org

