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“Sono sopravvissuto al viaggio della speranza e sono salvo! O no?”

Casa dei Diritti Sociali invita alla Conferenza stampa: "Sono sopravvissuto al viaggio della speranza e sono salvo! O no?"
Appuntamento venerdì
10 giugno alle ore 11.00 presso il Centro di Accoglienza e Orientamento "Esquilino" in via G. Giolitti 225 a Roma.

Di seguito il comunicato stampa diffuso da Focus -Casa dei Diritti Sociali per l'appuntamento:

In questi giorni in cui si torna a parlare drammaticamente di viaggi della speranza e purtroppo anche di stragi nel Mediterraneo, crediamo sia doveroso ribadire che troppo spesso il calvario di chi fugge da guerre e persecuzioni non si arresta una volta arrivati sul territorio italiano.
Ce lo dice ad esempio il caso di Mehmet, giovane kurdo turco titolare di protezione internazionale sofferente di disagio psichico e morto a Roma esattamente un anno fa, l'11 giugno 2010. Mehmet è caduto da un parapetto del Lungotevere nei pressi di Ponte Sisto; le circostanze dell'incidente sono ancora da chiarire, ma crediamo sia giusto dire che una causa almeno indiretta della sua morte sia stata l'inadeguatezza del nostro sistema di accoglienza nei confronti dei rifugiati e richiedenti asilo. Questa inadeguatezza diventa ancora più evidente ‐ ed ancora più grave ‐ quando la persona da accogliere e tutelare ha come nel caso di Mehmet una particolare fragilità sociale.
Vale la pena di sottolineare che stiamo parlando di profughi che fuggono da conflitti armati, guerre civili, dittature sanguinarie; non ci soffermiamo in questa nota sui migranti economici ‐ che tuttavia avrebbero a nostro parere diritto anch'essi ad una accoglienza e ad un trattamento più umano. A volte i profughi provengono da paesi dell'Africa orientale e occidentale, e prima di tentare la traversata dalla Libia hanno attraversato un deserto a piedi, o sono stati detenuti in condizioni disumane nei campi di prigionia costituiti dalla dittatura di Gheddafi in base agli accordi col governo italiano.
Altre volte ‐ come nel caso degli afgani ‐ hanno attraversato a piedi addirittura migliaia di kilometri, affrontando anni di viaggio, ma anche la detenzione e le violenze perpetuate dalla polizia iraniana, turca, e persino da quella di una democrazia europea come la Grecia.
Tutti hanno in comune il fatto di essere passati attraverso un percorso di grande sofferenza, sia in patria che durante il viaggio verso l'Italia. In base alle leggi italiane ed ai trattati internazionali hanno diritto all'accoglienza ed a percorsi di riabilitazione e inserimento socio lavorativo. Un diritto sistematicamente negato a buona parte di loro.
I profughi di Lampedusa ‐ che a parte l'assistenza spontanea della popolazione locale sono stati smistati in centri di accoglienza solo dopo essere stati costretti per settimane a rimanere accampati all'addiaccio ‐ sono da ritenere incredibilmente dei privilegiati. Per chi arriva a Roma Termini, spesso la prospettiva è quella di non vedere mai un centro d'accoglienza, ma di finire a dormire accampati per strada o in stabili occupati e fatiscenti. E così si sono consolidate da anni situazioni di degrado come l'accampamento degli afgani a Ostiense o dei profughi del Corno d'Africa a Collatina ed Anagnina. I centri d'accoglienza dedicati ai richiedenti asilo ‐ il così detto sistema SPRAR ‐ e quelli del Comune di Roma ‐ Ufficio Immigrazione ed emergenza freddo ‐ sono largamente insufficienti per far fronte alla domanda di accoglienza. Inoltre, nella gran parte dei casi si tratta di meri centri centri‐dormitorio, dove a parte il vitto e l'alloggio mancano gli interventi necessari per garantire l'inserimento socio‐economico nel tessuto sociale. Bisogna anche sottolineare che al di la della fragilità diffusa tra tutte le vittime di guerre e persecuzioni, esistono situazioni di particolare vulnerabilità che non sono adeguatamente tutelate da un sistema di accoglienza che è praticamente indifferenziato. E' ad esempio il caso di chi soffre di disagio psichico: in una città come Roma i posti disponibili in centri SPRAR che prevedono percorsi dedicati sono 6, un numero che si commenta da se. Ma è anche il caso dei tanti minori e delle donne, spesso costretti anche questi a dormire per strada con un disagio e rischi ancora maggiori. Sono allora le associazioni di volontariato come la nostra a supplire come possibile a questa carenza strutturale di servizi, offrendo corsi di lingua italiana, assistenza psicologica, legale, orientamento al servizio sanitario, e così via. Solamente nel 2010 sono stati circa 350 i rifugiati e richiedenti asilo che hanno avuto accesso a queste prestazioni presso la sede di FOCUS‐Casa dei Diritti Sociali di Roma Esquilino.
Eppure, nonostante la retorica dell'invasione utilizzata da esponenti del governo, non stiamo parlando di numeri per i quali sarebbe proibitivo programmare e gestire servizi sufficienti e di qualità per l'accoglienza, la riabilitazione e il reinserimento. Nel 2009 sono stati sono stati 17.600 i richiedenti asilo in tutta Italia, a fronte dei 27.650 di paesi come la Germania. Da notare inoltre che rispetto al 2008 la Germania ha avuto un incremento di richieste di asilo pari al 25%, mentre l'Italia un decremento pari al 42% (quelli del 2009 sono gli ultimi dati disponibili; fonte: UNHCR ‐ Asylum level and trends in industrialized countries).
Senza contare il fatto che è miope pensare di risparmiare risorse negando l'accoglienza: l'esperienza ci dice che un disagio non affrontato e non risolto si amplifica e può originare costi sociali ed economici ben maggiori e di più lungo periodo.
I casi di successo peraltro non mancano: quando si ha la possibilità di impegnare tempo ed attenzioni nella riabilitazione psicofisica, nella formazione, nell'avviamento al lavoro di un richiedente asilo, è possibile fare emergere risorse personali importanti e valorizzarle per permettere il raggiungimento dell'autonomia sociale ed economica. Basta appunto poter impiegare un minimo di risorse ed attenzioni. E bisogna potere uscire da quella logica populista ed irresponsabile nella quale il consenso elettorale si costruisce fomentando la paura invece che attuando politiche serie di accoglienza e integrazione.

Interverranno:
Giulio E. Russo, Presidente FOCUS‐Casa dei Diritti Sociali
Padre Giovanni Lamanna, Presidente del Centro Astalli
Ettore Zerbino, Psichiatra Medici contro la Tortura

Info net@dirittisociali.org
www.dirittisociali.org
06/4464613

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